Il mercato internazionale dello zinco raffinato sta attraversando una fase di apparente immobilità, nella quale la stabilità delle quotazioni fisiche nasconde in realtà equilibri fragili e profondamente diversi da una regione all’altra. In Cina, un arbitraggio ancora fortemente negativo continua a rendere antieconomiche le importazioni. In Europa, la pausa estiva e il lento recupero delle scorte hanno ridimensionato le richieste più elevate dei venditori. Negli Stati Uniti, infine, i premi sono rimasti invariati, ma in un mercato quasi privo di attività.
La debolezza stagionale della domanda costituisce il principale denominatore comune. I consumatori dispongono generalmente di quantità sufficienti per affrontare le settimane estive, rinviano gli acquisti spot non indispensabili e preferiscono attendere il ritorno alla piena operatività industriale prima di assumere nuove posizioni.
La situazione dell’offerta appare però meno uniforme. Shanghai dispone di scorte doganali estremamente ridotte, ma non riesce ad attrarre nuovo metallo a causa delle perdite teoriche associate all’importazione. L’Europa continua a dipendere in misura significativa dai flussi esteri e osserva con attenzione le indiscrezioni relative a possibili arrivi di zinco indiano. Il Midwest statunitense, invece, sembra mantenere un equilibrio temporaneo tra consumi deboli e disponibilità ancora adeguata.
In questo contesto, il prezzo del London Metal Exchange rimane il riferimento finanziario centrale, ma non è sufficiente, da solo, a descrivere il mercato fisico. Premi regionali, costi di trasporto, disponibilità immediata, origine e riconoscimento dei marchi, condizioni di pagamento e possibilità di copertura determinano la reale competitività del metallo.
Lo zinco non si trova quindi davanti a un eccesso globale chiaramente definito. Il mercato è piuttosto sospeso tra una domanda prudente, un’offerta non particolarmente abbondante e l’aspettativa che la disponibilità possa migliorare dopo l’estate.
Cina bloccata da un arbitraggio profondamente negativo, Europa che perde la parte alta dei premi, Stati Uniti fermi in un mercato quasi privo di attività: la stabilità dello zinco è solo apparente
Un mercato stabile solo in apparenza
La settimana conclusa martedì 14 luglio ha confermato la sostanziale immobilità dei principali mercati dello zinco raffinato.
A Shanghai, i premi sulle importazioni sono rimasti invariati per l’ennesima settimana, nonostante un lieve miglioramento dell’arbitraggio. Nei principali hub europei, il limite superiore dell’intervallo è stato invece ridotto sensibilmente, mentre nel Midwest statunitense le quotazioni hanno mantenuto la stessa fascia.
Questa apparente stabilità non deve però essere interpretata come un segnale di equilibrio particolarmente solido. Nei mercati poco liquidi, l’assenza di transazioni può mantenere le valutazioni invariate anche quando il sentiment si deteriora.
Quando compratori e venditori effettuano poche operazioni, il prezzo fisico dispone di un numero limitato di nuove informazioni sulle quali adeguarsi. Le fasce possono quindi rimanere nominalmente stabili per diverse settimane, pur in presenza di una crescente debolezza commerciale.
La dinamica osservata nelle tre principali aree presenta alcuni elementi comuni. I compratori non percepiscono un rischio immediato di scarsità, gli acquisti vengono effettuati soltanto per coprire necessità concrete e i grandi consumatori evitano di costruire nuove scorte durante la fase stagionalmente più debole dell’anno.
Le differenze riguardano invece l’offerta. In Cina, il problema è la quasi totale assenza di convenienza nell’importare. In Europa, il mercato resta esposto alle decisioni produttive delle fonderie e all’evoluzione dei flussi internazionali. Negli Stati Uniti, il quadro appare maggiormente ancorato a un equilibrio domestico che, almeno per il momento, non mostra variazioni sufficienti a modificare i premi.
Nei mercati poco liquidi, l’assenza di transazioni può mantenere le valutazioni invariate anche quando il sentiment si deteriora: la stabilità nominale non è sempre sinonimo di equilibrio
Shanghai rimane bloccata da un arbitraggio profondamente negativo
Il mercato cinese dello zinco ha attraversato un’altra settimana sostanzialmente immobile. Commodity Evolution ha mantenuto la valutazione del premio per lo zinco SHG con purezza minima del 99,995%, cif Shanghai, a 105-130 dollari per tonnellata martedì 14 luglio.
Le differenze riguardano invece l’offerta. In Cina, il problema è la quasi totale assenza di convenienza nell’importare. In Europa, il mercato resta esposto alle decisioni produttive delle fonderie e all’evoluzione dei flussi internazionali. Negli Stati Uniti, il quadro appare maggiormente ancorato a un equilibrio domestico che, almeno per il momento, non mostra variazioni sufficienti a modificare i premi.
Il premio CIF Shanghai per lo zinco SHG al 99,995% resta fermo nell’intervallo 105-130 $/ton. Il grafico evidenzia una fase di immobilità prolungata: il lieve miglioramento dell’arbitraggio non è sufficiente a riaprire la finestra commerciale per le importazioni, lasciando il mercato cinese bloccato più dalla convenienza economica che dalla disponibilità fisica.
Il premio CIF Shanghai per lo zinco SHG al 99,995% resta fermo nell’intervallo 105-130 $/ton. Il grafico evidenzia
una fase di immobilità prolungata: il lieve miglioramento dell’arbitraggio non è sufficiente a riaprire la
finestra commerciale per le importazioni, lasciando il mercato cinese bloccato più dalla
convenienza economica che dalla disponibilità fisica.
L’intervallo non registra variazioni dal 19 maggio. Si tratta di un periodo particolarmente prolungato per un mercato fisico normalmente sensibile ai movimenti del cambio, alle oscillazioni dei prezzi LME e dello Shanghai Futures Exchange, all’andamento dei costi di trasporto e alla disponibilità di materiale importato.
Anche il premio per lo zinco della stessa qualità già disponibile nei magazzini di Shanghai è rimasto invariato a 115-130 dollari per tonnellata.
Il livello minimo della fascia in-warehouse continua quindi a essere superiore a quello cif. La differenza riflette il valore aggiuntivo del metallo già disponibile fisicamente sul mercato cinese, sul quale non gravano i tempi di navigazione, le procedure doganali e le incertezze logistiche associate alle nuove importazioni.
La stabilità dei premi non è però il risultato di un mercato bilanciato tra domanda e offerta. Deriva soprattutto dalla debolezza della domanda di materiale estero.
Martedì 14 luglio, secondo i calcoli di Commodity Evolution, l’importazione di zinco in Cina avrebbe generato una perdita teorica di 616,39 dollari per tonnellata. Una settimana prima, il deficit era stato valutato in 637,18 dollari per tonnellata.
La situazione è dunque migliorata di 20,79 dollari per tonnellata, ma il recupero rimane del tutto insufficiente a riaprire la finestra commerciale.
Un arbitraggio negativo superiore a 600 dollari per tonnellata rende impraticabile la grande maggioranza delle operazioni spot. Possono sopravvivere soltanto casi particolari, legati a contratti già conclusi, coperture finanziarie impostate in precedenza, esigenze specifiche relative a determinati marchi oppure obblighi commerciali non direttamente dipendenti dalle condizioni correnti.
Perché la Cina torni ad attrarre quantità significative di zinco estero sarebbe necessario un cambiamento molto più ampio nel rapporto tra quotazioni LME e SHFE, tasso di cambio, premi fisici, costi finanziari e spese logistiche.
Fino a quando questa combinazione resterà sfavorevole, la domanda cinese di importazione continuerà probabilmente a essere quasi assente.
Importare zinco in Cina genera oggi una perdita teorica di oltre 600 dollari per tonnellata: Shanghai resta bloccata non per mancanza di domanda potenziale, ma per assenza di convenienza
Le scorte bonded sono crollate, ma non spingono i premi
La debolezza delle importazioni ha avuto conseguenze evidenti sulle scorte doganali dell’area di Shanghai.
Commodity Evolution ha valutato le giacenze di zinco presenti nei magazzini bonded tra 1.000 e 3.000 tonnellate nel mese di giugno. Il livello è rimasto invariato rispetto al mese precedente, ma risulta inferiore del 73,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
La contrazione annuale conferma quanto sia limitata la quantità di metallo importato immediatamente disponibile nei pressi del mercato cinese. Il dato è coerente con la prolungata fase di arbitraggio negativo, che ha progressivamente eliminato la convenienza delle spedizioni dirette verso la Cina.
Normalmente, i depositi doganali svolgono una funzione importante per trader e consumatori. Permettono di mantenere il metallo vicino al mercato cinese senza completare immediatamente tutte le procedure di importazione e offrono una riserva utilizzabile quando le condizioni dell’arbitraggio tornano favorevoli.
Con giacenze comprese tra appena 1.000 e 3.000 tonnellate, questa capacità di riserva appare oggi estremamente ridotta.
In altri contesti, scorte tanto basse potrebbero determinare un rapido aumento dei premi. A Shanghai, tuttavia, questo meccanismo non si è materializzato.
La disponibilità è scarsa, ma la domanda di importazione è ancora più debole. I consumatori non hanno motivo di pagare premi superiori per il metallo estero quando la struttura dei prezzi rende l’intera operazione economicamente svantaggiosa.
Si crea così un equilibrio paradossale: la Cina dispone di pochissimo materiale importato nei magazzini bonded, ma non mostra alcuna urgenza di ricostituire le scorte.
La scarsità fisica sostiene teoricamente le valutazioni, mentre l’assenza di domanda impedisce qualsiasi vero movimento rialzista.
Scorte crollate del 73,3% anno su anno, ma i premi non salgono: la disponibilità è scarsa, ma la domanda di importazione è ancora più debole
L’incendio allo smelter Young Poong riaccende l’attenzione sull’offerta
La relativa immobilità del mercato asiatico è stata interrotta dalle notizie riguardanti l’incendio verificatosi presso lo smelter sudcoreano Young Poong.
Secondo le informazioni raccolte da Commodity Evolution, l’incendio avrebbe interessato l’area dedicata alla produzione di acido solforico e non direttamente le unità di fusione dello zinco. Per questa ragione, la maggior parte degli operatori si attende un impatto diretto relativamente limitato sulla produzione di lingotti.
La distinzione è importante, ma non elimina completamente i rischi.
L’acido solforico viene prodotto come sottoprodotto durante il trattamento dei concentrati solforati e costituisce una componente fondamentale dell’equilibrio operativo, ambientale ed economico di molti smelter.
La corretta gestione dei gas generati durante il processo di fusione è essenziale per garantire il rispetto dei requisiti ambientali. Se l’impianto di produzione dell’acido non può funzionare regolarmente, anche le unità principali possono essere costrette a ridurre l’attività.
Un incidente esterno alla linea di fusione può quindi limitare indirettamente la produzione di zinco, soprattutto in presenza di vincoli ambientali stringenti.
Un trader con sede a Shanghai ha inoltre osservato che Young Poong dipende in misura significativa dai ricavi derivanti dalla vendita dell’acido solforico. L’incidente potrebbe quindi incidere non soltanto sull’operatività tecnica, ma anche sull’equilibrio economico dell’impianto.
La perdita produttiva potrebbe fermarsi a poche migliaia di tonnellate
Secondo una stima preliminare formulata da un operatore, l’incendio potrebbe comportare una riduzione della produzione di zinco compresa tra 1.000 e 3.000 tonnellate.
La valutazione non è ufficiale e dovrà essere verificata attraverso le comunicazioni della società e delle autorità competenti.
Una perdita di queste dimensioni avrebbe un effetto relativamente contenuto sul bilancio complessivo del mercato asiatico. Potrebbe tuttavia assumere maggiore rilevanza in un contesto caratterizzato da scorte limitate, ridotta disponibilità immediata di alcune origini e forte attenzione alle condizioni operative degli smelter regionali.
L’effetto reale dipenderà soprattutto dalla durata dell’interruzione.
Un fermo breve e circoscritto avrebbe probabilmente conseguenze marginali. Un’interruzione prolungata per verifiche ambientali, lavori di ripristino, controlli tecnici o restrizioni operative potrebbe invece rendere più consistente la perdita produttiva.
Sarà inoltre determinante comprendere se le unità di produzione dello zinco potranno continuare a funzionare senza la piena operatività dell’impianto di acido solforico.
Per il momento, Young Poong rappresenta un fattore di rischio potenziale, ma non ancora un elemento sufficiente a modificare da solo la direzione del mercato asiatico.
Gli operatori attendono quindi informazioni ufficiali prima di rivedere in maniera sostanziale le proprie aspettative sull’offerta regionale.
L’incendio non ha toccato le linee dello zinco, ma l’acido solforico è così centrale nell’equilibrio ambientale ed economico degli smelter che l’impatto potrebbe arrivare comunque, in via indiretta. Young Poong è per ora un rischio potenziale, non ancora un elemento capace di muovere il mercato asiatico
Le voci sullo zinco indiano
collegano Shanghai
all’Europa
Le voci sullo zinco indiano collegano Shanghai all’Europa
Durante la settimana sono circolate indiscrezioni secondo cui alcuni operatori avrebbero iniziato a trasferire zinco di origine indiana dai magazzini collegati allo Shanghai Futures Exchange verso l’Europa.
Le voci hanno attirato l’attenzione anche perché il mercato europeo, pur indebolito dalla pausa estiva, resta sensibile alla disponibilità fisica e alla possibile comparsa di nuove fonti di approvvigionamento.
Le fonti attive in Cina hanno però espresso forti dubbi sulla reale consistenza dei flussi.
I quantitativi complessivamente disponibili nei magazzini SHFE sono molto limitati. Un trader di Shanghai ha inoltre osservato che la maggior parte del metallo presente nei depositi doganali della città sarebbe di origine kazaka, anziché indiana.
Questa composizione delle scorte rende meno plausibile l’esistenza di grandi quantità di zinco indiano immediatamente disponibili per essere spedite verso Rotterdam o Anversa.
La cancellazione di warrant o la rimozione di lingotti da un magazzino registrato non dimostrano automaticamente l’esistenza di una spedizione internazionale.
Il materiale può essere trasferito verso un consumatore locale, spostato in un deposito non registrato, inviato verso un’altra destinazione asiatica oppure utilizzato nell’ambito di operazioni finanziarie e logistiche differenti.
Le indiscrezioni potrebbero quindi riferirsi a volumi ridotti o a singole operazioni, non alla formazione di un vero corridoio commerciale tra la Cina e l’Europa.
Perché un simile flusso possa diventare economicamente significativo sarebbero necessarie disponibilità fisiche adeguate, prezzi competitivi, costi di trasporto sostenibili e tempi di consegna compatibili con le esigenze dei compratori europei.
La rotta tra Asia ed Europa resta complessa e costosa
La limitata disponibilità di materiale non è l’unico ostacolo alle spedizioni dalla Cina verso l’Europa. Anche la logistica continua a ridurre fortemente la competitività del metallo asiatico.
Il trasporto dello zinco dai porti cinesi agli hub europei rimane complesso, costoso e caratterizzato da tempi di transito più lunghi rispetto alle condizioni ordinarie.
Molte navi continuano a evitare il Mar Rosso a causa dell’elevato rischio per la sicurezza. Le rotte alternative comportano un aumento dei giorni di navigazione, dei consumi di carburante e dei costi di nolo.
Tempi di consegna più lunghi aumentano inoltre l’esposizione alle oscillazioni del prezzo LME, dei cambi e dei premi regionali.
Un carico acquistato in Asia quando il mercato europeo offre condizioni apparentemente remunerative potrebbe raggiungere la destinazione diverse settimane dopo, in una fase caratterizzata da domanda più debole o maggiore disponibilità.
Il rischio non riguarda quindi soltanto il costo del trasporto, ma anche la possibilità che l’equilibrio commerciale cambi durante il viaggio.
Venditori e compratori devono proteggere l’operazione attraverso coperture finanziarie adeguate e margini sufficienti a compensare la maggiore incertezza.
I compratori europei possono inoltre ricorrere a forniture provenienti da aree geograficamente più vicine, riducendo l’interesse per il metallo disponibile in Cina.
In questo scenario, eventuali esportazioni di zinco da Shanghai verso l’Europa potrebbero rimanere limitate a opportunità molto specifiche, anziché trasformarsi in un flusso regolare e strutturale.
Cancellare warrant a Shanghai non significa spedire in Europa: senza scorte adeguate e con la rotta del Mar Rosso ancora chiusa, il flusso indiano rischia di restare più aspettativa di mercato che realtà commerciale
Origine del metallo e rotta di consegna sono ormai parte integrante del prezzo fisico. Le voci su possibili arrivi di zinco verso l’Europa restano condizionate dalla logistica: disponibilità effettiva nei magazzini, rotte più lunghe, costi più alti e maggiore esposizione alle oscillazioni di mercato rendono più complessa la pianificazione degli approvvigionamenti.
Origine del metallo e rotta di consegna sono ormai parte integrante del prezzo fisico. Le voci su
possibili arrivi di zinco verso l’Europa restano condizionate dalla logistica: disponibilità effettiva
nei magazzini, rotte più lunghe, costi più alti e maggiore esposizione alle oscillazioni di mercato
rendono più complessa la pianificazione degli approvvigionamenti.
Il Sud-Est asiatico offre uno sbocco più realistico
Mentre il mercato europeo appare difficile da raggiungere, la finestra di esportazione per i lingotti cinesi ha mostrato un lieve miglioramento verso il Sud-Est asiatico.
Nel corso della settimana, Commodity Evolution ha ricevuto un numero maggiore di indicazioni relative a offerte su base cif per diverse destinazioni regionali.
La vicinanza geografica, i tempi di consegna più brevi e i costi logistici inferiori rendono il Sud-Est asiatico una destinazione più naturale per eventuali eccedenze cinesi.
I risultati economici restano però contenuti.
Secondo un trader di Shanghai, le transazioni concluse sarebbero state segnalate tra 50 e 70 dollari per tonnellata cif, mentre le offerte sarebbero state presentate a livelli compresi tra 60 e 100 dollari per tonnellata cif.
La distanza tra i prezzi richiesti e quelli effettivamente accettati evidenzia il forte potere negoziale dei compratori regionali.
Le offerte fino a 100 dollari indicano il tentativo dei fornitori di migliorare la remunerazione delle esportazioni e compensare i costi sostenuti. Gli affari conclusi tra 50 e 70 dollari mostrano però che la domanda non è abbastanza forte da sostenere stabilmente la parte superiore delle indicazioni.
La maggiore presenza di offerte non equivale quindi a una reale accelerazione del mercato. Segnala soprattutto il crescente interesse dei produttori e dei trader cinesi nel trovare destinazioni alternative per il metallo.
La possibilità di ottenere premi più elevati dipenderà dalla domanda industriale dei Paesi del Sud-Est asiatico, dalla disponibilità di zinco proveniente da altre origini e dai prezzi praticati dai concorrenti internazionali.
Fino a quando l’offerta resterà ampia rispetto alle necessità immediate dei compratori, le operazioni continueranno probabilmente a essere concluse nella parte bassa delle fasce proposte.
Le offerte cinesi verso il Sud-Est asiatico si spingono fino a 100 dollari per tonnellata, ma gli affari si chiudono tra 50 e 70: non è un mercato in forza, è la ricerca di sbocchi alternativi al blocco cinese
L’Europa perde la parte alta
dell’intervallo
L’Europa perde la parte alta dell’intervallo
Nei principali hub europei, la debolezza stagionale ha iniziato a esercitare una pressione più evidente sui premi fisici.
Commodity Evolution ha valutato il premio per lo zinco SHG con purezza minima del 99,995%, duty-paid e franco camion a Rotterdam e Anversa, a 300-320 dollari per tonnellata martedì 14 luglio, rispetto ai 300-360 dollari per tonnellata rilevati il 7 luglio.
Il premio duty-paid FCA Anversa resta su livelli elevati rispetto al 2024-2025, ma l’ultima rilevazione mostra un allentamento della tensione europea. La riduzione della parte alta dell’intervallo segnala che i compratori non stanno più accettando le offerte più aggressive: il mercato non è in eccesso, ma la domanda estiva ha perso urgenza prima dell’offerta.
Il premio duty-paid FCA Anversa resta su livelli elevati rispetto al 2024-2025, ma l’ultima rilevazione mostra
un allentamento della tensione europea. La riduzione della parte alta dell’intervallo segnala che
i compratori non stanno più accettando le offerte più aggressive: il mercato non è in eccesso,
ma la domanda estiva ha perso urgenza prima dell’offerta.
La riduzione del limite superiore da 360 a 320 dollari rappresenta il movimento più significativo della settimana.
Il limite inferiore è rimasto fermo a 300 dollari, segnalando che il mercato non è ancora entrato in una fase di pressione ribassista generalizzata. È stata piuttosto eliminata la parte dell’intervallo che non trovava più riscontro nelle transazioni o nell’interesse concreto dei consumatori.
Le offerte più aggressive sono state respinte dal mercato, senza che i venditori fossero ancora costretti a scendere sotto la soglia dei 300 dollari per tonnellata.
Rotterdam e Anversa hanno registrato la stessa valutazione, confermando una dinamica uniforme nell’Europa nord-occidentale. I due porti rappresentano i principali punti di ingresso, stoccaggio e distribuzione dello zinco raffinato nella regione. Per questa ragione, tendono a riflettere rapidamente i cambiamenti nel rapporto tra disponibilità fisica e domanda industriale.
Il restringimento della fascia segnala quindi un mercato nel quale la distanza tra le aspettative dei venditori e la disponibilità dei compratori si è ridotta.
Offerte ancora elevate, ma pochi consumatori attivi
Secondo gli operatori, le richieste dei venditori sono rimaste relativamente elevate soprattutto perché il numero di partecipanti realmente attivi sul mercato regionale è limitato.
La disponibilità fisica non è ancora abbondante. Questa condizione permette ai possessori di metallo di mantenere offerte sostenute, anche durante una fase di debolezza dell’attività spot.
La capacità di trasformare queste richieste in transazioni concrete appare però sempre più ridotta. Sono state segnalate alcune necessità spot relative a volumi destinati ai mesi estivi, ma gli operatori hanno espresso dubbi sulla disponibilità dei consumatori ad accettare valori superiori agli attuali livelli di mercato.
In Europa esiste ancora una domanda di base, ma manca l’urgenza necessaria per sostenere le offerte più elevate. Le aziende che devono coprire necessità immediate o quantità limitate continuano a effettuare acquisti. I grandi utilizzatori industriali, invece, dispongono generalmente di maggiore flessibilità e possono attendere condizioni più favorevoli.
Questa distinzione contribuisce a mantenere una certa attività nella parte bassa dell’intervallo, senza generare una pressione sufficiente a sostenere i livelli superiori.
Le scorte europee recuperano lentamente
La disponibilità di zinco in Europa non è ancora tornata su livelli particolarmente confortevoli, ma le scorte stanno mostrando un lento recupero.
Nei mesi precedenti, la limitata produzione regionale e le difficoltà economiche di alcune fonderie avevano sostenuto i premi. Costi energetici elevati e debole redditività avevano ridotto la capacità europea di aumentare rapidamente l’offerta.
Il graduale miglioramento delle disponibilità sta però modificando il comportamento dei consumatori. Quando il rischio percepito di scarsità diminuisce, si riduce anche la necessità di pagare un premio elevato per assicurarsi consegne immediate.
Le scorte non devono necessariamente crescere in modo consistente per influenzare le aspettative. È sufficiente che il mercato ritenga meno probabile un’interruzione delle forniture.
Questa percezione incoraggia i compratori ad assumere un atteggiamento più attendista. Un trader ha osservato che l’attuale scarsità difficilmente potrà durare a lungo, a meno che le fonderie europee non annuncino nuovi tagli produttivi.
Se gli impianti manterranno gli attuali livelli operativi e il metallo importato continuerà ad arrivare, la tensione sull’offerta potrebbe progressivamente riassorbirsi. Al contrario, nuove interruzioni produttive potrebbero restringere nuovamente il mercato e riportare i premi verso la parte alta degli intervalli.
In Europa il limite superiore dei premi scende da 360 a 320 dollari per tonnellata: la fascia si restringe non perché sia arrivato zinco in eccesso, ma perché la domanda estiva ha ceduto prima dell’offerta. Con le scorte in lento recupero e la pausa industriale che riduce l’urgenza, i compratori possono negoziare da una posizione più forte e rifiutare le offerte più aggressive
Le fonderie europee restano la variabile critica
Il futuro dei premi europei dipenderà in larga misura dall’andamento delle fonderie regionali. Gli impianti continuano a operare in un contesto complesso, caratterizzato da costi energetici ancora rilevanti, domanda industriale incerta e crescente concorrenza delle importazioni.
La redditività della fusione rimane quindi vulnerabile. Nuovi tagli produttivi potrebbero trasformare rapidamente l’attuale rallentamento stagionale in una nuova fase di tensione sull’offerta. In tale scenario, anche il limite inferiore di 300 dollari per tonnellata potrebbe risultare difficile da mantenere, perché i venditori cercherebbero di trasferire sui compratori il maggiore rischio di disponibilità.
Se invece gli impianti riusciranno a mantenere la produzione, il recupero delle scorte dovrebbe proseguire e potrebbe aumentare la pressione ribassista dopo la pausa estiva.
Per il momento, il mercato non sembra incorporare un rischio immediato di nuovi tagli. Questa percezione contribuisce a limitare la disponibilità dei consumatori a pagare premi elevati.
I compratori stanno quindi aspettando, ma non possono ignorare completamente il rischio produttivo. La loro strategia consiste nel rinviare gli acquisti non indispensabili senza ridurre eccessivamente le scorte operative.
La pausa estiva rafforza il potere contrattuale dei compratori
La domanda industriale europea è entrata nella fase tipicamente più debole dell’anno. Ferie, chiusure temporanee degli stabilimenti, manutenzioni programmate e rallentamento dell’attività automobilistica riducono il fabbisogno di zinco raffinato. Molti consumatori dispongono inoltre di quantità sufficienti per attraversare le settimane estive senza effettuare acquisti significativi.
In queste condizioni, comprare oggi a un premio elevato significa assumere il rischio che, alla fine dell’estate, il mercato risulti meglio rifornito e meno costoso. In assenza di una necessità produttiva urgente, attendere rappresenta una scelta razionale. Numerose fonti hanno descritto gli operatori europei come entrati in una fase di wait-and-see. Il numero delle richieste è diminuito, le trattative richiedono più tempo e i compratori presentano offerte prudenti.
Il livello di 320 dollari per tonnellata sembra essere diventato un importante punto di riferimento. Alcuni consumatori avrebbero formulato offerte proprio intorno a questa soglia. La logica è semplice: perché pagare di più durante la fase stagionalmente più debole, quando la disponibilità potrebbe aumentare tra agosto e settembre?
Questa impostazione comprime la parte alta del mercato e rende sempre più difficile concludere operazioni oltre i 320 dollari.
Il mercato europeo non è in eccesso, ma ha perso tensione
Il restringimento dei premi non indica che l’Europa disponga improvvisamente di quantità eccessive di zinco. La disponibilità fisica resta relativamente contenuta e le scorte non sono ancora tornate su livelli particolarmente elevati.
Il problema è che la domanda si è indebolita più rapidamente dell’offerta. Non è necessario un surplus assoluto perché il mercato perda tensione. È sufficiente che il consumo diminuisca più velocemente della disponibilità.
Durante la pausa estiva, i venditori devono competere per un numero inferiore di operazioni. I compratori possono negoziare con maggiore prudenza e rifiutare le offerte considerate troppo aggressive. Questo spiega perché la parte superiore dell’intervallo sia stata eliminata anche in assenza di un abbondante accumulo di scorte.
La situazione potrebbe rimanere relativamente stabile fino alla fine di agosto, quando il ritorno alla piena attività industriale consentirà di valutare il reale fabbisogno per l’autunno.
L’Europa non ha un eccesso di zinco: ha semplicemente una domanda che si è indebolita più in fretta dell’offerta, e la soglia dei 320 dollari è diventata la nuova linea di negoziazione. Il vero rischio è a monte: se le fonderie europee dovessero annunciare nuovi tagli, l’attuale rallentamento stagionale potrebbe rapidamente trasformarsi in una nuova fase di tensione
Lo zinco indiano può diventare una fonte alternativa per l’Europa
L’interesse per il metallo indiano riflette una necessità strutturale del mercato europeo: diversificare le fonti di approvvigionamento. La riduzione della capacità di fusione regionale ha aumentato la dipendenza dalle importazioni e ha reso più importante il contributo dei fornitori asiatici e mediorientali. L’India dispone di una base produttiva significativa e potrebbe rappresentare una fonte alternativa in grado di compensare eventuali riduzioni dell’offerta europea.
La convenienza delle spedizioni dipende però da numerosi fattori: prezzo LME, livello dei premi fisici, costi di trasporto, disponibilità di navi, caratteristiche dei lingotti, riconoscimento dei marchi e condizioni offerte dagli altri mercati. Il metallo sarà indirizzato verso l’Europa soltanto se il rendimento netto risulterà superiore a quello ottenibile in Asia o in altre destinazioni. La recente riduzione del limite superiore dei premi europei da 360 a 320 dollari potrebbe quindi ridurre parzialmente l’incentivo a spedire verso Rotterdam o Anversa.
Le fonti hanno inoltre precisato che non risultano attualmente disponibili grandi quantità di lingotti SHG indiani sul mercato europeo. Gli operatori non si aspettano flussi particolarmente consistenti nel brevissimo periodo. Un aumento degli arrivi appare più plausibile nel corso del terzo o del quarto trimestre.
La tempistica sarà decisiva. Se il materiale indiano raggiungerà l’Europa durante una fase di domanda ancora debole, potrebbe amplificare la pressione sui premi. Se arriverà durante la ripresa autunnale, potrebbe essere assorbito più facilmente dai consumatori.
Le aspettative possono muovere il mercato prima del metallo
Anche in assenza di grandi volumi già disponibili, le indiscrezioni sullo zinco indiano esercitano un effetto psicologico sul mercato europeo. I compratori possono decidere di rinviare gli acquisti nella speranza che l’offerta aumenti. I venditori, al contrario, possono diventare più disponibili a concludere operazioni prima dell’arrivo di nuovi quantitativi.
Questo meccanismo è particolarmente evidente nei mercati fisici poco liquidi, dove le aspettative possono modificare il comportamento degli operatori prima che il cambiamento dell’offerta diventi effettivamente misurabile. La cancellazione di warrant a Shanghai non rappresenta una prova definitiva di una spedizione verso l’Europa, ma è sufficiente ad alimentare il dibattito. Il mercato distingue tra disponibilità concreta e aspettative, ma entrambe possono influenzare i premi.
Soltanto l’arrivo effettivo di metallo nei magazzini europei sarebbe però in grado di modificare strutturalmente l’equilibrio tra domanda e offerta.
L’India può diventare una fonte alternativa per l’Europa nei prossimi trimestri, se convenienza e tempistica lo permetteranno. Intanto le aspettative già muovono i premi: nei mercati poco liquidi, basta la voce di un flusso a cambiare il comportamento degli operatori
Negli Stati Uniti
il premio resta fermo
Negli Stati Uniti il premio resta fermo
Mentre in Europa l’intervallo si è ristretto, il mercato statunitense dello zinco ha mantenuto una sostanziale stabilità.
Commodity Evolution ha confermato il premio per lo zinco SHG con purezza minima del 99,995%, consegnato nel Midwest, a 17-19 centesimi di dollaro per libbra nella settimana conclusa il 14 luglio.
Nel Midwest il premio dello zinco SHG resta fermo nell’intervallo 17-19 centesimi di dollaro per libbra. Il grafico mostra una stabilizzazione dopo la forte correzione di inizio 2026: più che un segnale di equilibrio solido, l’attuale lateralità riflette un mercato poco liquido, con domanda estiva debole e transazioni concentrate nella parte bassa dell’intervallo.
Nel Midwest il premio dello zinco SHG resta fermo nell’intervallo 17-19 centesimi di dollaro per libbra. Il grafico mostra
una stabilizzazione dopo la forte correzione di inizio 2026: più che un segnale di equilibrio solido,
l’attuale lateralità riflette un mercato poco liquido, con domanda estiva debole e
transazioni concentrate nella parte bassa dell’intervallo.
Una transazione è stata segnalata al limite inferiore di 17 centesimi per libbra. Tre indicazioni generali sull’attività spot si sono collocate tra 17 e 19 centesimi, mentre una quarta valutazione ha indicato una fascia più ristretta di 18-19 centesimi. Le operazioni restano quindi compatibili con l’attuale intervallo, senza elementi sufficienti a giustificarne una revisione.
La stabilità nominale non deve però essere interpretata come un segnale di domanda robusta. Il mercato statunitense è entrato nella tradizionale pausa estiva successiva alle festività del 4 luglio. L’attività era già debole prima dell’Independence Day e si è ulteriormente ridotta durante la seconda settimana di luglio.
Il Midwest è entrato nella pausa del 4 luglio
Gli operatori hanno descritto un mercato nel quale praticamente non stava accadendo nulla. Persino i piccoli compratori che normalmente acquistano singoli carichi su camion avevano smesso di richiedere offerte.
La loro assenza è particolarmente significativa. Questi operatori rappresentano spesso la componente più regolare e immediata del mercato spot, perché acquistano quantità ridotte in funzione delle esigenze operative correnti. Quando anche questi consumatori sospendono le richieste, la liquidità può diminuire rapidamente.
Il rallentamento non riguarda quindi soltanto i grandi contratti industriali, ma anche le necessità di approvvigionamento di dimensioni inferiori. La pausa estiva non ha interrotto una fase di forte attività: ha accentuato una debolezza già presente prima di luglio.
La domanda statunitense non sta semplicemente prendendo una pausa dopo un periodo intenso. Parte da una base già contenuta e mostra una scarsa propensione a ricostituire le scorte.
La stabilità statunitense è il risultato della mancanza di scambi
Nonostante la debolezza della domanda, l’offerta non appare abbastanza abbondante da provocare una riduzione immediata dei premi. Venditori e compratori sembrano aver accettato l’intervallo di 17-19 centesimi per libbra come livello di equilibrio temporaneo. Le poche operazioni concluse si concentrano prevalentemente nella parte inferiore o centrale della fascia, ma non sono ancora emersi affari sufficientemente bassi da giustificare una diminuzione della valutazione.
In un mercato poco liquido, i premi possono rimanere invariati anche mentre il sentiment peggiora. La mancanza di transazioni riduce il numero di nuove informazioni disponibili per ridefinire il prezzo. I consumatori acquistano soltanto quando necessario. I fornitori, allo stesso tempo, evitano di ridurre i premi in assenza di una pressione evidente sulle proprie scorte.
Il Midwest appare quindi stabile in termini nominali, ma fragile dal punto di vista dell’attività.
Nel Midwest i premi restano fermi a 17-19 centesimi per libbra, ma non per equilibrio: persino i piccoli compratori che normalmente acquistano singoli carichi su camion hanno smesso di richiedere offerte. Il mercato statunitense sembra stabile solo perché nessuno sta comprando
Europa e Stati Uniti condividono la stessa debolezza
Il confronto tra i mercati europeo e statunitense evidenzia una base comune: la domanda spot è debole e i consumatori non hanno fretta di acquistare.
In Europa, questa prudenza ha eliminato la parte più alta dell’intervallo, riducendo i premi da 300-360 a 300-320 dollari per tonnellata. Negli Stati Uniti, la stessa debolezza ha mantenuto il premio fermo a 17-19 centesimi per libbra, ma con transazioni concentrate prevalentemente verso il limite inferiore.
Entrambi i mercati stanno attraversando la tradizionale pausa estiva, caratterizzata da minore produzione industriale, manutenzioni programmate e ridotte esigenze di ricostituzione delle scorte. La principale differenza riguarda l’offerta. L’Europa è più sensibile al rischio di carenza, alle condizioni delle fonderie e ai possibili flussi di importazione. La riduzione della capacità di fusione ha reso il continente più dipendente dal metallo estero. Il Midwest appare invece maggiormente ancorato a un equilibrio domestico consolidato. Durante la settimana non sono emersi nuovi fattori di offerta capaci di modificare significativamente le aspettative.
Per questa ragione, il dibattito europeo è dominato dalle possibili importazioni indiane e dal rischio di nuovi tagli produttivi. Negli Stati Uniti, l’attenzione resta quasi esclusivamente concentrata sulla debolezza stagionale della domanda.
Il ritorno della domanda sarà graduale
La pausa estiva non terminerà improvvisamente. Il ritorno dei consumatori avverrà probabilmente in modo progressivo tra la fine di agosto e settembre, quando gli impianti riprenderanno la piena operatività e inizieranno a programmare il fabbisogno del quarto trimestre.
In Europa, la ripresa della domanda potrebbe coincidere con l’arrivo di nuovi volumi importati. L’effetto sui premi dipenderà quindi dalla velocità relativa con cui aumenteranno consumi e disponibilità.
Se la domanda ripartirà prima dell’arrivo del materiale indiano, il mercato potrebbe tornare a restringersi e i premi potrebbero recuperare. Se invece le importazioni raggiungeranno i magazzini durante una fase ancora debole, la pressione ribassista potrebbe intensificarsi. Negli Stati Uniti, la ripresa dipenderà soprattutto dall’attività manifatturiera e dalle necessità di ricostituzione delle scorte nel Midwest.
L’autunno rappresenterà il vero banco di prova per il mercato dello zinco raffinato. Soltanto il ritorno della domanda industriale consentirà di comprendere se l’attuale debolezza sia esclusivamente stagionale oppure rifletta un rallentamento più profondo dei consumi.
I premi potrebbero restare laterali fino a settembre
Nel breve periodo, lo scenario più probabile è quello di una prolungata stabilità o di un moderato indebolimento. A Shanghai, i premi potrebbero rimanere invariati finché l’arbitraggio non mostrerà un miglioramento molto più consistente. Le scorte bonded estremamente ridotte forniscono un sostegno teorico, ma la quasi totale assenza di domanda d’importazione impedisce un rialzo significativo.
In Europa, il limite superiore potrebbe continuare a subire pressione se le offerte sopra i 320 dollari per tonnellata non troveranno compratori. Il limite inferiore di 300 dollari potrebbe invece resistere finché le scorte non aumenteranno in modo più evidente o finché non si materializzeranno arrivi importati consistenti.
Nel Midwest statunitense, la fascia di 17-19 centesimi per libbra potrebbe rimanere invariata durante la pausa estiva, soprattutto in assenza di transazioni concluse fuori dall’intervallo. La ridotta liquidità rende però tutte queste valutazioni sensibili anche a un numero limitato di operazioni.
Pochi affari conclusi al di sotto degli attuali livelli potrebbero modificare rapidamente il sentiment, soprattutto nella seconda metà dell’estate.
Shanghai bloccata dall’arbitraggio negativo, Europa compressa tra 300 e 320 dollari, Midwest fermo a 17-19 centesimi: tre regioni apparentemente stabili, ma è la stabilità dell’attesa. Tra fine agosto e settembre la ripresa della domanda incontrerà l’eventuale arrivo dello zinco indiano – e da questo incontro dipenderà l’autunno
Un mercato governato dall’attesa
Il segnale comune proveniente da Asia, Europa e Stati Uniti è quello di un mercato governato dall’attesa. I compratori ritengono che non vi sia alcun vantaggio nel costruire scorte a premi elevati durante la fase stagionalmente più debole dell’anno. I venditori, allo stesso tempo, non sono ancora disposti a concedere riduzioni significative, perché la disponibilità fisica non appare eccessiva. Questa contrapposizione produce poca attività e intervalli relativamente stabili.
- A Shanghai, l’arbitraggio negativo blocca le importazioni nonostante le scorte doganali estremamente basse.
- In Europa, il restringimento a 300-320 dollari per tonnellata mostra che i livelli più aggressivi sono stati esclusi dal mercato, ma che la parte inferiore continua a trovare sostegno.
- Negli Stati Uniti, la conferma dei 17-19 centesimi per libbra indica che nessuna delle due parti ha ancora imposto una nuova direzione.
La stabilità osservata nelle tre aree non deriva quindi da una domanda forte, ma dall’equilibrio temporaneo tra compratori prudenti e venditori riluttanti a ridurre le proprie richieste.
L’autunno chiarirà il reale equilibrio
La vera prova arriverà con la fine dell’estate.
- In Cina, sarà necessario verificare se il rapporto tra LME, SHFE, cambio e premi fisici riuscirà a ridurre in maniera significativa la perdita associata alle importazioni.
- In Asia, l’attenzione resterà concentrata sulle conseguenze dell’incendio presso Young Poong e sull’eventuale comparsa di ulteriori interruzioni produttive.
- In Europa, sarà essenziale valutare l’andamento delle fonderie regionali, il recupero delle scorte e l’effettivo arrivo di metallo indiano.
- Negli Stati Uniti, il mercato osserverà la ripresa degli ordini manifatturieri, il ritorno dei piccoli compratori spot e le necessità di ricostituzione delle scorte nel Midwest.
Se la domanda autunnale risulterà robusta, i premi potrebbero trovare sostegno, soprattutto in un mercato europeo ancora dipendente dalle importazioni. Se invece i consumatori continueranno a rinviare gli acquisti, la lenta ricostituzione delle scorte e l’arrivo di nuovi volumi potrebbero trasferire ulteriore potere contrattuale verso gli acquirenti. Per il momento, il mercato globale dello zinco si muove senza una direzione forte.
Shanghai resta isolata da un arbitraggio profondamente negativo. Il Sud-Est asiatico offre uno sbocco commerciale più realistico per il metallo cinese, ma a premi inferiori alle aspettative dei venditori. L’Europa ha perso la parte alta delle quotazioni fisiche e attende di comprendere se le importazioni indiane diventeranno una realtà. Gli Stati Uniti rimangono nominalmente stabili, ma con un’attività spot estremamente ridotta.
Fino alla fine dell’estate, lo zinco LME continuerà probabilmente a muoversi in un contesto caratterizzato da domanda prudente, disponibilità non abbondante, ridotta liquidità e forte sensibilità ai costi logistici e ai premi regionali.
Soltanto il ritorno della piena attività industriale potrà rivelare se l’attuale debolezza sia una semplice pausa stagionale oppure il segnale di un rallentamento più strutturale dei consumi.
Il mercato dello zinco è governato dall’attesa: compratori prudenti che non hanno urgenza, venditori riluttanti a concedere riduzioni. La stabilità estiva è un equilibrio temporaneo, e sarà solo il ritorno della domanda industriale a rivelare se l’attuale debolezza è stagionale o strutturale
Zinco LME, agosto 2026 tra consolidamento
e nuovi tentativi
di superare i 3.600 dollari
Zinco LME, agosto 2026 tra consolidamento e nuovi tentativi di superare i 3.600 dollari
Lo zinco LME 3 mesi resta in consolidamento vicino ai massimi, ma fatica a stabilizzarsi sopra 3.600 $/ton. Il MACD segnala un raffreddamento del momentum senza una vera inversione ribassista: per agosto lo scenario centrale resta laterale nella parte alta del trend, con il target principale in area 3.580-3.620 $/ton.
Lo zinco LME 3 mesi resta in consolidamento vicino ai massimi, ma fatica a stabilizzarsi sopra 3.600 $/ton. Il MACD segnala
un raffreddamento del momentum senza una vera inversione ribassista: per agosto lo scenario centrale
resta laterale nella parte alta del trend, con il target principale in area 3.580-3.620 $/ton.
Il mercato dello zinco LME si prepara ad affrontare agosto 2026 dopo un’accelerazione rialzista durata oltre un anno e una fase più recente di consolidamento in prossimità dei massimi. Il grafico del contratto a tre mesi mostra una chiusura intorno a 3.549,89 dollari per tonnellata, dopo una seduta caratterizzata da un massimo a 3.580,84 dollari e da una flessione giornaliera dello 0,75%.
Il quadro tecnico resta complessivamente costruttivo. Dai minimi registrati nella primavera del 2025, quando le quotazioni erano scese temporaneamente verso 2.550-2.600 dollari per tonnellata, lo zinco ha sviluppato una sequenza di massimi e minimi crescenti, attraversando progressivamente le soglie di 2.800, 3.000, 3.200 e 3.400 dollari.
Il rally ha raggiunto la propria fase più intensa tra aprile e giugno 2026, portando il mercato nell’area compresa tra 3.600 e 3.650 dollari per tonnellata. Da quel momento, tuttavia, la spinta si è attenuata e le quotazioni sono entrate in una fascia laterale relativamente ampia.
Agosto potrebbe quindi rappresentare un mese di transizione: il trend di fondo rimane rialzista, ma il mercato deve ancora dimostrare di possedere la forza necessaria per superare stabilmente i massimi recenti.
Il rally si ferma davanti alla soglia dei 3.600 dollari
La prima indicazione che emerge dal grafico è la difficoltà dello zinco nel consolidare le quotazioni sopra i 3.600 dollari per tonnellata. La soglia non costituisce soltanto un livello psicologico. Coincide con la fascia nella quale, tra maggio e luglio, si sono concentrati diversi massimi relativi e numerose prese di profitto. Ogni tentativo di accelerazione verso 3.620-3.650 dollari è stato seguito da una correzione, segnalando la presenza di venditori disposti a ridurre l’esposizione quando il mercato si avvicina ai livelli più elevati dell’anno.
La quotazione attuale rimane comunque poco distante dalla resistenza. Non si osserva un’inversione strutturale, ma piuttosto una fase di assorbimento del precedente rialzo.
Il mercato sta costruendo una base tra 3.450 e 3.600 dollari, cercando un nuovo equilibrio dopo l’accelerazione della primavera. La capacità di restare stabilmente sopra 3.500 dollari rappresenta un elemento positivo. Questo livello, superato più volte tra maggio e luglio, sta progressivamente passando da area di resistenza a zona di equilibrio del mercato.
Una chiusura settimanale sotto 3.500 dollari non sarebbe sufficiente, da sola, a compromettere il quadro rialzista. Un ritorno prolungato sotto 3.450 dollari fornirebbe invece un segnale più significativo di indebolimento.
Il rally dello zinco LME si è fermato davanti ai 3.600 dollari per tonnellata: livello dove tra maggio e luglio si sono concentrate le prese di profitto. La struttura resta rialzista finché il prezzo non cede sotto 3.450-3.500, ma agosto sarà il mese in cui il mercato dovrà dimostrare se ha la forza per superare i massimi
Il momentum si è raffreddato senza diventare ribassista
L’indicatore MACD visibile nella parte inferiore del grafico conferma il rallentamento della spinta. Dopo il forte segnale rialzista sviluppato tra la fine di marzo e aprile, le due linee del MACD hanno progressivamente perso inclinazione. Nel corso di giugno e luglio si sono avvicinate alla linea dello zero, incrociandosi più volte e producendo istogrammi di dimensioni contenute.
Questa configurazione descrive un mercato nel quale la pressione degli acquisti e quella delle vendite sono diventate più equilibrate. Non emerge, almeno per il momento, un’accelerazione ribassista paragonabile a quella osservata durante la correzione di marzo.
Anche le medie mobili di breve periodo si sono appiattite e risultano molto vicine tra loro. Le quotazioni oscillano intorno alle medie senza riuscire ad allontanarsene in maniera duratura.
Il segnale è coerente con una fase laterale: il mercato conserva il trend rialzista di medio periodo, ma non dispone ancora di un impulso direzionale sufficiente per avviare immediatamente una nuova gamba ascendente. Per agosto, la conferma di un nuovo segnale rialzista richiederebbe un’espansione positiva dell’istogramma MACD accompagnata dal superamento dei 3.600-3.630 dollari. Al contrario, un passaggio deciso dell’indicatore sotto lo zero aumenterebbe la probabilità di una correzione verso i supporti inferiori.
La struttura LME continua a segnalare tensione nel breve termine
Il quadro tecnico trova un elemento di sostegno anche nella struttura della curva LME. Il 15 luglio, il prezzo ufficiale cash dello zinco si collocava a 3.565-3.565,50 dollari per tonnellata, mentre il contratto a tre mesi era indicato a 3.544-3.546 dollari. La presenza del cash sopra il tre mesi evidenzia una backwardation di circa 20 dollari, configurazione generalmente associata a una maggiore tensione sulla disponibilità immediata.
Il mercato forward incorporava inoltre, nella rilevazione del 14 luglio, un prezzo per la scadenza agosto 2026 pari a circa 3.582,96 dollari per tonnellata. Il dato non costituisce una previsione certa, ma mostra come la struttura dei contratti stesse collocando agosto poco sopra le quotazioni correnti del tre mesi.
Questa configurazione rafforza l’ipotesi di un agosto prevalentemente laterale, ma con una moderata inclinazione rialzista. Il mercato non sembra prezzare un’immediata rottura verso livelli molto più elevati, ma neppure una brusca correzione.
Il MACD si è raffreddato senza diventare ribassista, la struttura LME resta in lieve backwardation: due segnali che indicano un agosto laterale ma ancora inclinato verso l’alto. Per confermare una nuova gamba rialzista serviranno il superamento dei 3.600-3.630 dollari e un’espansione positiva del MACD
Il prezzo LME resta il riferimento finanziario, ma per il buyer conta il passaggio dal mercato al materiale disponibile. Nel caso dello zinco, il collegamento con l’ottone rende particolarmente importante seguire la relazione tra quotazioni, premi fisici e disponibilità dei formati in barre piatte di ottone.
Il prezzo LME resta il riferimento finanziario, ma per il buyer conta il passaggio dal mercato
al materiale disponibile. Nel caso dello zinco, il collegamento con l’ottone rende
particolarmente importante seguire la relazione tra quotazioni, premi fisici e
disponibilità dei formati in barre piatte di ottone.
I problemi dell’offerta mantengono un floor sotto i prezzi
Il rialzo dello zinco nel corso del 2026 non è stato determinato soltanto dalla componente finanziaria. Gli incidenti e le difficoltà operative registrati presso importanti impianti occidentali hanno impedito al previsto aumento della produzione mineraria di trasformarsi interamente in maggiore disponibilità di metallo raffinato.
Nel mese di maggio, Reuters aveva evidenziato come le interruzioni presso gli impianti Kazzinc in Kazakhstan e Cajamarquilla in Perù avessero coinvolto complessivamente circa 600.000 tonnellate annue di capacità produttiva. La revisione di aprile dell’International Lead and Zinc Study Group aveva inoltre trasformato il precedente surplus atteso per il 2026 in una previsione di deficit globale pari a circa 19.000 tonnellate.
Questi elementi aiutano a spiegare la capacità dello zinco di mantenersi vicino ai massimi nonostante una domanda industriale tutt’altro che brillante. La disponibilità mineraria può aumentare, ma il vero collo di bottiglia rimane la trasformazione dei concentrati in metallo raffinato, soprattutto al di fuori della Cina.
Per agosto, il mercato continuerà probabilmente a reagire in modo sensibile alle notizie provenienti dagli smelter. Nuove riduzioni produttive o ritardi nella normalizzazione degli impianti potrebbero riattivare rapidamente gli acquisti speculativi e spingere il contratto oltre le resistenze.
La domanda fisica resta il principale freno
Sul lato opposto, la domanda fisica non sembra offrire, almeno nel breve periodo, un impulso altrettanto forte.
- In Europa, la pausa estiva sta riducendo l’attività industriale e favorendo un atteggiamento attendista da parte dei consumatori. Il restringimento dei premi fisici nella parte alta degli intervalli indica che gli acquirenti non sono disposti a inseguire le offerte più aggressive.
- Negli Stati Uniti, la tradizionale fase di rallentamento successiva alle festività del 4 luglio ha ulteriormente ridotto una domanda spot che risultava già debole.
- In Cina, l’arbitraggio fortemente negativo continua invece a scoraggiare l’importazione di metallo estero, nonostante il livello molto basso delle scorte bonded di Shanghai.
Questa combinazione rappresenta il principale ostacolo a un’accelerazione immediata oltre i massimi. Lo zinco dispone di un’offerta abbastanza fragile da limitare le correzioni, ma non di una domanda abbastanza vivace da garantire automaticamente nuovi massimi. Agosto tende inoltre a essere un mese caratterizzato da liquidità più ridotta. In un mercato meno partecipato, singole operazioni o notizie impreviste possono produrre oscillazioni giornaliere più ampie, senza necessariamente modificare il trend di fondo.
600.000 tonnellate di capacità produttiva compromessa tra Kazzinc e Cajamarquilla difendono lo zinco dal basso, mentre la debolezza estiva della domanda ne impedisce l’accelerazione al rialzo. Agosto sarà laterale non per equilibrio, ma per contrapposizione
Lo scenario centrale per agosto 2026
Lo scenario tecnicamente più probabile è quello di una fase di consolidamento nella parte alta della struttura rialzista. Il mercato potrebbe inizialmente oscillare tra 3.480 e 3.620 dollari per tonnellata, con frequenti tentativi di superamento della soglia dei 3.600 dollari e successive prese di profitto.
La fascia compresa tra 3.540 e 3.590 dollari rappresenta l’area centrale di equilibrio. Al suo interno, le quotazioni potrebbero muoversi senza fornire indicazioni direzionali particolarmente forti.
Un progressivo miglioramento del momentum potrebbe successivamente consentire un nuovo test dei massimi di giugno, collocati indicativamente tra 3.630 e 3.660 dollari.
Il target centrale per agosto può quindi essere individuato nell’area 3.580-3.620 dollari per tonnellata, con una possibile chiusura mensile ancora vicina o leggermente superiore ai livelli di metà luglio.
I target di prezzo per agosto 2026
| Scenario | Target |
| Fascia centrale attesa | 3.480-3.650 $/ton |
| Target principale | 3.580-3.620 $/ton |
| Prima resistenza | 3.600-3.630 $/ton |
| Resistenza decisiva | 3.650 $/ton |
| Target rialzista | 3.700-3.730 $/ton |
| Estensione rialzista | 3.770-3.800 $/ton |
Zinco LME 3 mesi $/ton — scenari e livelli tecnici, agosto 2026
Agosto potrebbe preparare il movimento dell’autunno
Il quadro complessivo suggerisce che agosto potrebbe non essere il mese della vera svolta, ma il periodo nel quale il mercato costruirà le condizioni per il movimento successivo.
La tendenza di medio periodo rimane positiva e la tenuta sopra 3.480-3.500 dollari conserva intatta la possibilità di nuovi massimi. La perdita di forza del MACD, l’appiattimento delle medie mobili e la ripetuta difficoltà nel superare 3.600-3.650 dollari invitano tuttavia a non interpretare il consolidamento come un segnale automaticamente rialzista.
Lo scenario prevalente è quello di quotazioni laterali nella parte alta del trend, con un target centrale compreso tra 3.580 e 3.620 dollari per tonnellata. La direzione più importante potrebbe emergere soltanto nelle ultime settimane del mese o all’inizio di settembre, quando il mercato inizierà a valutare il ritorno della domanda industriale europea, le necessità di ricostituzione delle scorte e la reale disponibilità di metallo raffinato. Finché i prezzi resteranno sopra 3.450-3.480 dollari, le correzioni potranno essere considerate fisiologiche all’interno di una struttura ancora costruttiva. Il superamento dei 3.650 dollari aprirebbe invece una nuova fase rialzista, con spazio verso 3.700-3.800 dollari.
Sotto 3.400 dollari, al contrario, il mercato invierebbe il primo segnale concreto di esaurimento del trend ascendente sviluppato negli ultimi mesi.
Target centrale per agosto 3.580-3.620 dollari per tonnellata: agosto sarà mese di consolidamento nella parte alta del trend. La vera direzione emergerà a settembre, con il ritorno della domanda industriale — sotto 3.400 dollari il primo segnale di esaurimento del rally
La lettura in dollari e quella in euro raccontano lo stesso mercato da due prospettive diverse. Per chi acquista in Europa, cambio, premi regionali e disponibilità fisica possono incidere quanto la direzione della quotazione internazionale dello zinco.
La lettura in dollari e quella in euro raccontano lo stesso mercato
da due prospettive diverse. Per chi acquista in Europa, cambio,
premi regionali e disponibilità fisica possono incidere quanto
la direzione della quotazione internazionale dello zinco.
Zinco LME in euro, agosto 2026 tra consolidamento sui massimi
e tentativi di superare i 3.200 euro
Zinco LME in euro, agosto 2026 tra consolidamento sui massimi e tentativi di superare i 3.200 euro
Il mercato dello zinco LME espresso in euro si avvicina ad agosto 2026 con una struttura tecnica ancora positiva, ma meno lineare rispetto alla forte accelerazione osservata tra la fine di aprile e la seconda metà di maggio. Dopo essere risalite dai minimi primaverili prossimi a 2.620 euro per tonnellata, le quotazioni hanno superato rapidamente le soglie di 2.800, 2.900 e 3.000 euro, entrando successivamente in una fase di consolidamento nella parte più alta dell’intervallo annuale.
L’ultima parte del grafico colloca il prezzo indicativamente intorno a 3.120-3.130 euro per tonnellata, dopo diversi tentativi di avvicinamento all’area compresa tra 3.150 e 3.170 euro. Il mercato non è riuscito finora a stabilizzarsi sopra questi massimi, ma le correzioni sono state generalmente riassorbite prima che potessero compromettere il quadro di fondo. Agosto potrebbe quindi svilupparsi come un mese di consolidamento rialzista, caratterizzato da oscillazioni ancora ampie ma prevalentemente comprese tra 3.050 e 3.200 euro per tonnellata.
La tenuta dell’area dei 3.000 euro rappresenterà il principale spartiacque tecnico, mentre il superamento dei massimi di luglio aprirebbe la strada verso nuovi obiettivi.
Dai minimi di aprile a una nuova fascia di prezzo
Il movimento più importante del 2026 è iniziato alla fine di aprile, quando lo zinco espresso in euro ha raggiunto un minimo nell’area di 2.610-2.630 euro per tonnellata. Quella discesa ha rappresentato il punto più basso dell’intero periodo osservato e ha concluso una fase di indebolimento iniziata dopo i massimi di febbraio. La reazione successiva è stata particolarmente rapida: nel giro di poche settimane il prezzo ha recuperato più di 400 euro per tonnellata, tornando sopra 3.000 euro già nella seconda metà di maggio.
Il superamento di questa soglia ha modificato la percezione del mercato. I 3.000 euro, che in precedenza rappresentavano un obiettivo rialzista, sono progressivamente diventati una zona di supporto. Tra la fine di maggio e luglio, le quotazioni hanno infatti oscillato prevalentemente tra 3.000 e 3.170 euro per tonnellata, con numerosi arretramenti seguiti da altrettanti recuperi.
Questa capacità di assorbire le correzioni suggerisce che il mercato abbia costruito una nuova area di equilibrio strutturalmente superiore rispetto a quella del primo trimestre. Il rally non procede più con la stessa velocità osservata in maggio, ma la permanenza sopra 3.000 euro conferma che la precedente fase di debolezza è stata, almeno per il momento, superata.
Dal minimo di aprile a 2.620 euro per tonnellata al consolidamento attuale sopra i 3.120: in meno di un trimestre lo zinco LME in euro ha costruito una nuova area di equilibrio strutturalmente superiore. Agosto giocherà la sua partita sul superamento dei 3.200 euro, con i 3.000 come nuovo spartiacque tecnico
Lo zinco LME cash in euro ha costruito una nuova area di equilibrio sopra i 3.000 €/ton dopo il minimo di aprile. Il grafico mostra un mercato ancora positivo ma meno lineare rispetto alla fase di accelerazione primaverile: per agosto la fascia 3.100-3.170 €/ton resta il baricentro di breve periodo, mentre il superamento stabile dei 3.200 euro rappresenterebbe il segnale tecnico più rilevante.
Lo zinco LME cash in euro ha costruito una nuova area di equilibrio sopra i 3.000 €/ton dopo il minimo di aprile. Il grafico mostra
un mercato ancora positivo ma meno lineare rispetto alla fase di accelerazione primaverile: per agosto la
fascia 3.100-3.170 €/ton resta il baricentro di breve periodo, mentre il superamento stabile
dei 3.200 euro rappresenterebbe il segnale tecnico più rilevante.
La fascia tra 3.100 e 3.170 euro domina il breve periodo
La parte finale del grafico mostra un mercato sempre più concentrato nella fascia compresa tra 3.100 e 3.170 euro per tonnellata. Nel corso delle ultime settimane, le quotazioni hanno tentato più volte di superare l’area dei massimi, senza però riuscire a trasformare le accelerazioni intraday in un movimento stabile. Ogni avvicinamento a 3.160-3.170 euro è stato seguito da prese di profitto, mentre le discese verso 3.080-3.100 euro hanno attirato nuovi acquisti.
Questa configurazione segnala la formazione di un equilibrio temporaneo tra due forze opposte. Da una parte, i venditori utilizzano i livelli più alti dell’anno per ridurre l’esposizione e consolidare i guadagni accumulati durante il rally. Dall’altra, i compratori continuano a intervenire durante le correzioni, impedendo al mercato di sviluppare un arretramento più profondo.
L’area dei 3.150-3.175 euro rappresenta quindi la prima resistenza decisiva per agosto. Un superamento stabile di questa fascia indicherebbe che l’offerta presente sui massimi è stata assorbita e aumenterebbe la probabilità di un test dei 3.200 euro.
Al contrario, la perdita dei 3.080 euro potrebbe riportare il prezzo verso 3.030-3.050 euro, senza compromettere immediatamente la struttura rialzista.
I 3.200 euro sono il principale obiettivo psicologico
La soglia dei 3.200 euro per tonnellata rappresenta il riferimento tecnico e psicologico più importante per il mese di agosto. Il grafico non mostra ancora un vero test di questo livello, ma la progressiva formazione di massimi nella fascia 3.150-3.170 euro suggerisce che il mercato stia tentando di avvicinarsi alla parte superiore dell’intervallo.
Il superamento dei 3.200 euro avrebbe un significato superiore a quello di una normale estensione giornaliera. Indicherebbe infatti l’ingresso dello zinco in una fascia di prezzo mai raggiunta durante il periodo rappresentato e confermerebbe la prosecuzione del trend iniziato dai minimi di aprile.
Per rendere credibile il movimento, tuttavia, sarebbe necessaria una permanenza sopra il livello per più sedute. Una semplice escursione temporanea potrebbe essere seguita da rapide prese di profitto, soprattutto in un mese caratterizzato tradizionalmente da liquidità inferiore.
Una chiusura settimanale sopra 3.200 euro rappresenterebbe il segnale tecnico più importante e aprirebbe spazio verso 3.240-3.270 euro per tonnellata. Un’ulteriore estensione verso 3.300 euro richiederebbe invece un’accelerazione significativa del prezzo LME in dollari oppure un indebolimento dell’euro nei confronti della valuta statunitense.
Nella fascia 3.100-3.170 euro venditori e compratori si equilibrano provvisoriamente sui massimi e sui minimi. Il salto tecnico vero arriverà con una chiusura settimanale sopra 3.200 euro: aprirebbe la strada verso 3.240-3.270, con estensione possibile fino a 3.300 in presenza di dollaro forte
Il cambio resterà una variabile decisiva
La quotazione dello zinco in euro dipende da due componenti: il prezzo del metallo sul London Metal Exchange, espresso in dollari, e l’andamento del cambio euro-dollaro.
Questo elemento rende la lettura del grafico in euro diversa da quella del contratto LME in valuta statunitense. Un rialzo dello zinco in dollari può essere parzialmente compensato da un rafforzamento dell’euro, mentre un indebolimento della moneta unica può amplificare il movimento rialzista per gli acquirenti europei.
La distanza tra la quotazione in dollari e quella in euro osservata nei due grafici riflette proprio l’effetto della conversione valutaria. Per agosto possono quindi emergere tre differenti combinazioni:
- rialzo zinco in dollari accompagnato da euro stabile favorirebbe un test dei 3.200 euro;
- rialzo metallo insieme a rafforzamento euro potrebbe mantenere il prezzo europeo all’interno della fascia laterale;
- indebolimento simultaneo di zinco e dollaro potrebbe produrre una correzione più visibile in euro.
Per gli operatori europei, il rischio valutario continuerà quindi a essere importante quanto il movimento del prezzo LME. La copertura del cambio può modificare sensibilmente il costo finale di acquisto e spiegare perché il mercato europeo non replichi sempre con la stessa intensità le oscillazioni osservate a Londra.
La volatilità resta elevata anche nella fase laterale
La fase di consolidamento sviluppata da giugno non è stata caratterizzata da una vera riduzione della volatilità. Il grafico mostra oscillazioni frequenti tra 3.000 e 3.160 euro, con movimenti di 80-120 euro per tonnellata nell’arco di pochi giorni. Diverse correzioni sono state seguite da recuperi altrettanto rapidi, producendo una sequenza irregolare di massimi e minimi.
Questa dinamica è tipica di un mercato che conserva una tendenza di fondo positiva, ma nel quale gli operatori non dispongono ancora di una convinzione sufficiente per costruire un movimento direzionale più ampio. La liquidità estiva potrebbe accentuare questo comportamento. Con un numero inferiore di partecipanti attivi, anche operazioni relativamente limitate possono generare variazioni giornaliere significative.
Agosto potrebbe quindi presentare escursioni temporanee oltre i livelli tecnici principali, senza che ogni rottura debba essere interpretata come l’inizio di un nuovo trend. Per ottenere una conferma, sarà necessario osservare non soltanto il superamento di una resistenza, ma anche la capacità del prezzo di mantenersi sopra di essa.
La struttura dei minimi rimane costruttiva
Nonostante le oscillazioni, il grafico conserva una struttura di medio periodo favorevole. Dopo il minimo di aprile, le principali correzioni si sono fermate su livelli progressivamente più elevati. Il mercato è passato dalla base di 2.620 euro alle aree di supporto di 2.780, 2.850, 3.000 e successivamente 3.030 euro.
Questa successione indica che i compratori sono disposti a intervenire prima che il prezzo ritorni sui minimi precedenti. Anche le correzioni più profonde osservate tra giugno e luglio non hanno prodotto una rottura stabile sotto 3.000 euro. Il livello è stato avvicinato più volte, ma il mercato ha reagito rapidamente. Finché i prezzi resteranno sopra 3.000-3.030 euro, la tendenza iniziata in primavera potrà essere considerata ancora intatta. Un arretramento verso questa area potrebbe rappresentare una correzione fisiologica all’interno del trend. La situazione cambierebbe in maniera più significativa soltanto con una chiusura prolungata sotto 3.000 euro.
Per gli operatori europei il cambio EUR/USD continuerà a pesare quanto il movimento del prezzo LME: un euro più forte comprime i rialzi, un dollaro forte li amplifica. La soglia dei 3.000 euro resta il confine sotto il quale il quadro rialzista comincia a incrinarsi
Lo scenario centrale per agosto 2026
Lo scenario più probabile per agosto prevede il mantenimento dello zinco nella parte alta dell’intervallo annuale, con una moderata inclinazione rialzista. La fascia centrale attesa può essere individuata tra 3.060 e 3.200 euro per tonnellata. All’interno di questo intervallo, l’area compresa tra 3.110 e 3.160 euro rappresenterebbe il principale punto di equilibrio.
Nella prima parte del mese, il mercato potrebbe continuare a oscillare intorno a 3.100-3.150 euro, alternando tentativi di rialzo a prese di profitto. Un eventuale consolidamento sopra 3.150 euro aumenterebbe successivamente la probabilità di un test dei 3.200 euro. Il target centrale per agosto può essere collocato tra 3.140 e 3.180 euro per tonnellata, con una possibile chiusura mensile all’interno della parte superiore di questa fascia.
Lo scenario di base non prevede quindi un’accelerazione incontrollata, ma una graduale pressione verso i massimi accompagnata da frequenti correzioni. Il mercato potrebbe utilizzare agosto per rafforzare la base costruita sopra 3.000 euro, preparando un movimento più direzionale tra la fine dell’estate e settembre.
I target di prezzo per agosto 2026
| Scenario tecnico | Target |
| Fascia centrale attesa | 3.060-3.200 €/ton |
| Target principale | 3.140-3.180 €/ton |
| Area di equilibrio | 3.110-3.160 €/ton |
| Prima resistenza | 3.160-3.180 €/ton |
| Resistenza psicologica | 3.200 €/ton |
| Primo target rialzista | 3.200-3.230 €/ton |
| Secondo target rialzista | 3.250-3.280 €/ton |
| Estensione rialzista | 3.300 €/ton |
Zinco LME Cash €/ton — scenari e livelli tecnici, agosto 2026
Agosto potrebbe consolidare il nuovo equilibrio sopra i 3.000 euro
Il grafico dello zinco LME espresso in euro descrive un mercato che ha già compiuto una parte significativa del proprio movimento rialzista, ma che non mostra ancora segnali evidenti di inversione. Il recupero dai minimi di aprile è stato rapido e profondo. Dopo il superamento dei 3.000 euro, le quotazioni hanno costruito un nuovo intervallo di equilibrio tra 3.000 e 3.170 euro, assorbendo più volte le correzioni.
La difficoltà nel superare i massimi segnala un rallentamento della spinta, ma la formazione di minimi relativamente elevati continua a sostenere la struttura. Per agosto, lo scenario prevalente è quello di un consolidamento compreso tra 3.060 e 3.200 euro per tonnellata, con un target centrale nell’area 3.140-3.180 euro. Il superamento stabile dei 3.180 euro aprirebbe la strada verso 3.200-3.230 euro, mentre un movimento particolarmente favorevole potrebbe spingere il prezzo fino a 3.250-3.280 euro.
Sul fronte opposto, la perdita di 3.080 euro aumenterebbe la probabilità di una correzione verso 3.030-3.050 euro. La soglia dei 3.000 euro rimane il livello decisivo per distinguere una normale fase di assestamento da un deterioramento più strutturale.
La direzione finale dipenderà non soltanto dall’andamento dello zinco LME in dollari, ma anche dal cambio euro-dollaro. Un euro più forte potrebbe limitare i rialzi per gli acquirenti europei, mentre un indebolimento della moneta unica amplificherebbe qualsiasi nuova accelerazione del metallo. Agosto potrebbe quindi non produrre una rottura definitiva, ma consolidare il passaggio dello zinco verso una fascia di prezzo più elevata. Il vero test arriverà con la ripresa dell’attività industriale dopo la pausa estiva, quando domanda, ricostituzione delle scorte e condizioni dell’offerta permetteranno di stabilire se il mercato dispone della forza necessaria per mantenersi stabilmente sopra 3.200 euro per tonnellata. •
Agosto non produrrà la svolta, ma potrà consolidare il passaggio dello zinco verso una fascia di prezzo più elevata: target centrale 3.140-3.180 euro per tonnellata, con i 3.000 come nuovo pavimento strutturale. Il vero test arriverà a settembre, con il ritorno della domanda industriale che dovrà confermare o smentire l’attuale forza dei premi
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pubblicato il 18/07/2026.
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Osservatorio Zinco – Settembre 2026
Lo zinco è l'unico metallo LME a rafforzarsi su tutti gli orizzonti anche in euro, con un +6,50% mensile in un comparto per il resto invariato in dollari e in calo in valuta europea. Il paradosso del mercato è chiaro: domanda debole e offerta scarsa convivono nello stesso momento, tenendo i premi sui massimi. In Cina i treatment charges sui concentrati scendono a -90/-130 $/t, segnale che le fonderie pagano ormai i produttori minerari per assicurarsi la materia prima. In Europa Rotterdam e Anversa mantengono premi FCA a 300-330 $/t nonostante l'inattività estiva. Il quarto trimestre sarà il vero test: se la domanda tornerà a crescere in presenza di concentrati ancora scarsi, l'area dei 4.000 $/t diventa un obiettivo tecnicamente raggiungibile.
Osservatorio Siderurgico – Agosto 2026
Il commercio internazionale del rottame siderurgico ha ritrovato slancio nella settimana conclusa il 24 luglio, grazie a otto carichi oceanici prenotati dalle acciaierie turche da Stati Uniti, area baltica, Europa continentale e Regno Unito. La ripresa, tuttavia, è concentrata sulle rotte atlantiche: Vietnam e Taiwan restano bloccati dalla debolezza dell'edilizia e da un cambio sfavorevole, mentre l'India mantiene la propria flessibilità grazie alla disponibilità domestica di ferro spugnoso. I prezzi CFR non hanno ancora sviluppato un vero slancio rialzista e parte degli aumenti dipende dai noli, non dal valore intrinseco del rottame. La qualità della ripresa dipenderà dalla capacità della domanda siderurgica di sostenere i nuovi livelli.
Osservatorio Zinco – Luglio 2026
Il mercato globale dello zinco entra nella pausa estiva con quotazioni fisiche stabili solo in apparenza. In Cina, l’arbitraggio negativo continua a bloccare le importazioni nonostante scorte bonded molto ridotte. In Europa, la debolezza stagionale della domanda comprime la parte alta dei premi, mentre gli operatori valutano possibili flussi alternativi dall’Asia. Negli Stati Uniti, il Midwest resta fermo in un mercato quasi privo di attività. Lo speciale analizza premi fisici, logistica, disponibilità di metallo raffinato e scenari LME per agosto 2026.
Osservatorio Alluminio – Giugno 2026
Il mercato europeo dell'alluminio entra a giugno 2026 in una fase di forte tensione strutturale, dove il principale sostegno ai premi non arriva da una domanda eccezionalmente forte, ma dalla crescente difficoltà di reperire metallo disponibile. Le tensioni geopolitiche in Medio Oriente comprimono l'offerta sia nel mercato duty-paid sia in quello duty-unpaid, mentre la backwardation LME spinge gli operatori a strategie divergenti sulla gestione degli stock. Origini alternative come Angola, India e Indonesia non offrono soluzioni perfette: tra mancata registrazione LME e intensità carbonica problematica per il CBAM, l'Europa si trova costretta a competere globalmente con Stati Uniti e Asia per ogni tonnellata. Il rialzo dei billet 6063 dimostra che la tensione si sta trasferendo anche a valle, mentre il replacement cost elevato impedisce una correzione significativa dei premi. Sul fronte tecnico, l'alluminio LME si presenta a giugno 2026 vicino ai massimi recenti in area 3.700 $/t in dollari e oltre i 3.100 €/t in euro, con range attesi rispettivamente di 3.550–3.800 $/t e 3.050–3.250 €/t. Ne emerge il quadro di un mercato sostenuto più dalla scarsità che dall'euforia della domanda.
Osservatorio Rame – Maggio 2026
Il mercato del rame entra in maggio in una fase di rimbalzo tecnico, ma le fragilità strutturali restano intatte. Offerta compressa dalla carenza di acido solforico, treatment charges in territorio negativo e costi energetici in crescita su tutta la filiera si scontrano con una domanda globale debole e opportunistica, che in Asia acquista solo quando i prezzi scendono. Il rame LME consolida sopra 13.000 $/t dopo il ribasso di marzo-aprile, ma la resistenza chiave a 13.200–13.500 $/t non è ancora stata superata. Maggio sarà un mese di verifica: la soglia dei 13.500 $/t dirà se il rimbalzo è strutturale o solo tecnico.
Osservatorio Acciaio – Aprile 2026
Il mercato europeo dell'acciaio piatto HRC entra nel mese con prezzi sostenuti intorno a 690–700 €/t, ma la solidità è più apparente che reale. Europa, Stati Uniti e Cina mostrano dinamiche differenti, accomunate da un elemento chiave: la tensione deriva dall'offerta e dai costi — regolazione, CBAM, carenza di bramme, logistica — non da una vera espansione della domanda. Il modello CESSI di Commodity Evolution segnala un mercato "Very Tight" a 73,0, con margini produttivi BF ed EAF ai minimi da oltre un anno. Sullo sfondo, i metalli non ferrosi LME confermano un ciclo industriale ancora debole, con rame, stagno e zinco in territorio chiaramente negativo su base mensile.























