Russia e Canada:
la nuova battaglia per l’Alluminio
sul mercato statunitense
Russia e Canada: la nuova battaglia per l’Alluminio sul mercato statunitense
Negli ultimi anni, il mercato dell’alluminio ha subito profondi cambiamenti a causa delle tensioni geopolitiche e delle politiche tariffarie imposte dagli Stati Uniti.
Recentemente, il presidente russo Vladimir Putin ha dichiarato che la Russia sarebbe pronta a fornire fino a 2 milioni di tonnellate di alluminio agli Stati Uniti e ha persino aperto alla possibilità di una cooperazione per la costruzione di nuovi impianti di fusione.
Questo annuncio arriva in un contesto già complesso, segnato da nuove tariffe imposte dagli Stati Uniti sulle importazioni di alluminio canadese.
Le Restrizioni Statunitensi e la Risposta Russa
Attualmente, le importazioni statunitensi di alluminio russo sono quasi inesistenti a causa delle sanzioni e delle tariffe imposte negli ultimi anni.
Nel 2024, gli Stati Uniti hanno importato appena 798 tonnellate di alluminio non lavorato dalla Russia, un numero irrisorio rispetto alle 192.000 tonnellate importate nel 2022, prima che venisse introdotta una tariffa del 200% nel marzo 2023. Questa misura ha ridotto drasticamente le esportazioni russe verso il mercato statunitense.
Tuttavia, Putin ha suggerito che il suo paese potrebbe facilmente raddoppiare le esportazioni precedenti, arrivando a 2 milioni di tonnellate all’anno, se le sanzioni venissero revocate.
Questo volume rappresenterebbe un terzo della domanda totale di alluminio degli Stati Uniti e metà del fabbisogno di alluminio primario importato. Questo potrebbe mettere in discussione l’attuale predominio del Canada, il maggiore fornitore di alluminio per gli Stati Uniti, con una media di 2,56 milioni di tonnellate esportate ogni anno tra il 2020 e il 2024.
“Vladimir Putin ha dichiarato che la Russia sarebbe pronta a fornire fino a 2 milioni di tonnellate di alluminio agli Stati Uniti, aprendo alla possibilità di una cooperazione per la costruzione di nuovi impianti di fusione”


L’incertezza sulle Tariffe per il Canada
Parallelamente, il settore dell’alluminio nordamericano sta affrontando nuove incertezze a causa della politica tariffaria statunitense.
Alcoa, una delle principali aziende produttrici di alluminio (nel video in basso, diversi momenti nei processi di produzione presso lo stabilimento islandese Alcoa Fjardaál), ha avvertito che le importazioni di alluminio canadese potrebbero essere soggette a una tariffa complessiva del 35% se l’amministrazione di Donald Trump attuerà i piani annunciati.
Queste misure includono un dazio del 25% su tutte le importazioni di alluminio e un ulteriore 10% sulle importazioni di minerali critici dal Canada, che dovrebbe entrare in vigore a partire dal 4 marzo 2025.
William Oplinger, CEO di Alcoa (foto a destra), ha espresso preoccupazione per le conseguenze di questi dazi sul mercato. Ha dichiarato che, in caso di conferma delle tariffe, la società potrebbe dirottare le forniture canadesi verso l’Europa, riducendo significativamente il flusso di alluminio verso gli Stati Uniti.
Inoltre, ha stimato che l’impatto economico potrebbe portare alla perdita di circa 20.000 posti di lavoro diretti nell’industria dell’alluminio statunitense e fino a 80.000 posti di lavoro indiretti.

William Oplinger, CEO di Alcoa.
Islanda. Fonderia di alluminio Alcoa Fjardaál, sulla costa di Reyðarfjörður
Islanda. Fonderia di alluminio Alcoa Fjardaál,
sulla costa di Reyðarfjörður
Possibili scenari futuri
La prospettiva di una nuova fornitura russa potrebbe essere vista dagli Stati Uniti come uno strumento di pressione nei confronti del Canada.
Alcuni analisti suggeriscono che Washington stia mandando un segnale a Ottawa: se il Canada decidesse di deviare le proprie esportazioni verso l’Europa, gli Stati Uniti potrebbero rivolgersi alla Russia per compensare il deficit.
Tuttavia, questa ipotesi solleva diversi interrogativi, sia per la fattibilità di una cooperazione economica tra Stati Uniti e Russia, sia per le possibili ripercussioni geopolitiche.
La Russia, d’altra parte, sembra interessata a espandere la propria capacità produttiva. Putin ha menzionato la possibilità di investimenti congiunti in nuovi impianti di fusione, in particolare nel Territorio di Krasnoyarsk, dove era previsto l’ampliamento della fonderia BoAZ di Rusal.
Sebbene inizialmente si parlasse di una collaborazione con una società cinese, la prospettiva di un’apertura agli Stati Uniti potrebbe cambiare gli equilibri del settore.
Il futuro del mercato dell’alluminio dipenderà da come gli Stati Uniti gestiranno i rapporti con i loro fornitori storici, in particolare il Canada, e da come risponderanno all’offerta russa.
Se da un lato le tariffe potrebbero ridisegnare i flussi commerciali, dall’altro la geopolitica giocherà un ruolo fondamentale nel determinare chi avrà accesso al mercato statunitense. In questo scenario in continua evoluzione, gli attori del settore dovranno prepararsi a cambiamenti rapidi e potenzialmente di grande impatto sulle dinamiche globali dell’alluminio.
“Il futuro del mercato dell’alluminio dipenderà da come gli Stati Uniti gestiranno i rapporti con i loro fornitori storici, in particolare il Canada, e da come risponderanno all’offerta russa”

Alluminio Anticorodal 6082 in barre piatte disponibili alla vendita, in giacenza presso i magazzini di Fratelli Carugo a Cinisello Balsamo (MI)
Alluminio Anticorodal 6082 in barre piatte disponibili alla vendita,
in giacenza presso i magazzini di Fratelli Carugo
a Cinisello Balsamo (MI)
Produzione di Alluminio Primario:
Crescita Annuale del 2,73%
a Gennaio 2025
Produzione di Alluminio Primario: Crescita Annuale del 2,73% a Gennaio 2025
Il primo mese del 2025 ha registrato un incremento del 2,73% su base annua nella produzione globale di alluminio primario, segnando un risultato positivo per il settore.
Tuttavia, rispetto al mese precedente, si è verificata una lieve flessione mensile. I dati rilasciati dall’International Aluminium Institute (IAI) evidenziano come questa crescita annua sia stata sostenuta dalla maggior parte delle principali regioni produttrici di alluminio primario, con l’eccezione del Nord America e dell’Oceania.
Al contrario, la produzione mensile ha subito un calo, principalmente a causa di una riduzione di 1.000 tonnellate in Africa e Nord America.
Secondo i dati dell’IAI, la produzione mondiale di alluminio primario nel gennaio 2025 è stata di 6,252 milioni di tonnellate, rispetto ai 6,254 milioni di tonnellate di dicembre 2024 e ai 6,086 milioni di tonnellate di gennaio 2024.
La produzione media giornaliera è rimasta stabile a 201.700 tonnellate rispetto al mese precedente, ma ha registrato un aumento del 2,75% su base annua, partendo dalle 196.300 tonnellate di gennaio 2024.

Produzione alluminio primario mondiale tra Gennaio 2024 e Gennaio 2025 (powered by Commodity Evolution)
Produzione alluminio primario mondiale tra Gennaio 2024
e Gennaio 2025 (powered by Commodity Evolution)
Analisi della Produzione per Regione
Osservando più da vicino l’andamento della produzione di alluminio primario nei diversi continenti, emerge che l’aumento del 2,73% su base annua sia un dato medio con alcune regioni che hanno registrato incrementi superiori al 3%.
Cina
Il principale produttore mondiale di alluminio primario, la Cina, ha registrato un aumento del 3,74% rispetto a gennaio 2024, passando da 3,605 milioni di tonnellate a 3,740 milioni di tonnellate. Anche su base mensile si è rilevata una leggera crescita, con la produzione che è passata da 3,734 milioni di tonnellate a gennaio. Questi dati confermano una tendenza positiva, in linea con i risultati del 2024, anno in cui la produzione totale è stata di 43 milioni di tonnellate, avvicinandosi al limite massimo di capacità del paese, fissato a 45 milioni di tonnellate.

Produzione alluminio primario Cina tra Gennaio 2024 e Gennaio 2025 (powered by Commodity Evolution)
Produzione alluminio primario Cina tra Gennaio 2024
e Gennaio 2025 (powered by Commodity Evolution)
Sud America ed Europa (inclusa la Russia)
Entrambe le regioni hanno riportato una crescita annua del 3%.
La produzione in Sud America è aumentata da 127.000 a 131.000 tonnellate, mentre in Europa è passata da 578.000 a 597.000 tonnellate.

Produzione alluminio primario Europa (inclusa Russia) tra Gennaio 2024 e Gennaio 2025 (powered by Commodity Evolution)
Produzione alluminio primario Europa (inclusa Russia)
tra Gennaio 2024 e Gennaio 2025 (powered by Commodity Evolution)
Africa
Ha registrato la crescita più elevata tra tutte le regioni in termini percentuali. La produzione è salita a 137.000 tonnellate, con un incremento del 7,87% rispetto alle 127.000 tonnellate di gennaio 2024.

Produzione alluminio primario Africa tra Gennaio 2024 e Gennaio 2025 (powered by Commodity Evolution)
Produzione alluminio primario Africa tra Gennaio 2024
e Gennaio 2025 (powered by Commodity Evolution)
Asia (esclusa la Cina) e Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC)
Qui gli incrementi sono stati più contenuti.
La produzione in Asia, esclusa la Cina, è aumentata solo dello 0,73%, passando da 408.000 a 411.000 tonnellate.
Nella regione del GCC, la produzione è rimasta stabile a 541.000 tonnellate su base annua, anche se si è registrato un leggero incremento mensile di 1.000 tonnellate rispetto alle 540.000 tonnellate di dicembre 2024.

Produzione alluminio primario Asia (ex Cina) tra Gennaio 2024 e Gennaio 2025 (powered by Commodity Evolution)
Produzione alluminio primario Asia (ex Cina) tra Gennaio 2024
e Gennaio 2025 (powered by Commodity Evolution)
Nord America e Oceania
Queste sono le due uniche regioni che hanno subito una flessione nella produzione annua.
In Oceania, la produzione è scesa da 339.000 a 337.000 tonnellate, con un calo mensile di 1.000 tonnellate rispetto a dicembre 2024.
In Nord America, la produzione è diminuita da 160.000 a 157.000 tonnellate su base annua, mentre il dato mensile è rimasto invariato.

Produzione alluminio primario Oceania tra Gennaio 2024 e Gennaio 2025 (powered by Commodity Evolution)
Produzione alluminio primario Oceania tra Gennaio 2024
e Gennaio 2025 (powered by Commodity Evolution)
Prospettive per il 2025
I dati di gennaio 2025 mostrano un’industria dell’alluminio primario in crescita rispetto all’anno precedente, trainata principalmente dalla Cina e da altre regioni come l’Africa e l’Europa.
Tuttavia, il leggero calo su base mensile indica una possibile fase di stabilizzazione dopo un periodo di forte espansione.
Sarà interessante osservare l’evoluzione della produzione nei prossimi mesi, considerando fattori come la domanda globale, i prezzi delle materie prime e le eventuali politiche di regolamentazione ambientale nei principali paesi produttori.
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Osservatorio Zinco – Settembre 2026
Lo zinco è l'unico metallo LME a rafforzarsi su tutti gli orizzonti anche in euro, con un +6,50% mensile in un comparto per il resto invariato in dollari e in calo in valuta europea. Il paradosso del mercato è chiaro: domanda debole e offerta scarsa convivono nello stesso momento, tenendo i premi sui massimi. In Cina i treatment charges sui concentrati scendono a -90/-130 $/t, segnale che le fonderie pagano ormai i produttori minerari per assicurarsi la materia prima. In Europa Rotterdam e Anversa mantengono premi FCA a 300-330 $/t nonostante l'inattività estiva. Il quarto trimestre sarà il vero test: se la domanda tornerà a crescere in presenza di concentrati ancora scarsi, l'area dei 4.000 $/t diventa un obiettivo tecnicamente raggiungibile.
Osservatorio Siderurgico – Agosto 2026
Il commercio internazionale del rottame siderurgico ha ritrovato slancio nella settimana conclusa il 24 luglio, grazie a otto carichi oceanici prenotati dalle acciaierie turche da Stati Uniti, area baltica, Europa continentale e Regno Unito. La ripresa, tuttavia, è concentrata sulle rotte atlantiche: Vietnam e Taiwan restano bloccati dalla debolezza dell'edilizia e da un cambio sfavorevole, mentre l'India mantiene la propria flessibilità grazie alla disponibilità domestica di ferro spugnoso. I prezzi CFR non hanno ancora sviluppato un vero slancio rialzista e parte degli aumenti dipende dai noli, non dal valore intrinseco del rottame. La qualità della ripresa dipenderà dalla capacità della domanda siderurgica di sostenere i nuovi livelli.
Osservatorio Zinco – Luglio 2026
Il mercato globale dello zinco entra nella pausa estiva con quotazioni fisiche stabili solo in apparenza. In Cina, l’arbitraggio negativo continua a bloccare le importazioni nonostante scorte bonded molto ridotte. In Europa, la debolezza stagionale della domanda comprime la parte alta dei premi, mentre gli operatori valutano possibili flussi alternativi dall’Asia. Negli Stati Uniti, il Midwest resta fermo in un mercato quasi privo di attività. Lo speciale analizza premi fisici, logistica, disponibilità di metallo raffinato e scenari LME per agosto 2026.
Osservatorio Alluminio – Giugno 2026
Il mercato europeo dell'alluminio entra a giugno 2026 in una fase di forte tensione strutturale, dove il principale sostegno ai premi non arriva da una domanda eccezionalmente forte, ma dalla crescente difficoltà di reperire metallo disponibile. Le tensioni geopolitiche in Medio Oriente comprimono l'offerta sia nel mercato duty-paid sia in quello duty-unpaid, mentre la backwardation LME spinge gli operatori a strategie divergenti sulla gestione degli stock. Origini alternative come Angola, India e Indonesia non offrono soluzioni perfette: tra mancata registrazione LME e intensità carbonica problematica per il CBAM, l'Europa si trova costretta a competere globalmente con Stati Uniti e Asia per ogni tonnellata. Il rialzo dei billet 6063 dimostra che la tensione si sta trasferendo anche a valle, mentre il replacement cost elevato impedisce una correzione significativa dei premi. Sul fronte tecnico, l'alluminio LME si presenta a giugno 2026 vicino ai massimi recenti in area 3.700 $/t in dollari e oltre i 3.100 €/t in euro, con range attesi rispettivamente di 3.550–3.800 $/t e 3.050–3.250 €/t. Ne emerge il quadro di un mercato sostenuto più dalla scarsità che dall'euforia della domanda.
Osservatorio Rame – Maggio 2026
Il mercato del rame entra in maggio in una fase di rimbalzo tecnico, ma le fragilità strutturali restano intatte. Offerta compressa dalla carenza di acido solforico, treatment charges in territorio negativo e costi energetici in crescita su tutta la filiera si scontrano con una domanda globale debole e opportunistica, che in Asia acquista solo quando i prezzi scendono. Il rame LME consolida sopra 13.000 $/t dopo il ribasso di marzo-aprile, ma la resistenza chiave a 13.200–13.500 $/t non è ancora stata superata. Maggio sarà un mese di verifica: la soglia dei 13.500 $/t dirà se il rimbalzo è strutturale o solo tecnico.
Osservatorio Acciaio – Aprile 2026
Il mercato europeo dell'acciaio piatto HRC entra nel mese con prezzi sostenuti intorno a 690–700 €/t, ma la solidità è più apparente che reale. Europa, Stati Uniti e Cina mostrano dinamiche differenti, accomunate da un elemento chiave: la tensione deriva dall'offerta e dai costi — regolazione, CBAM, carenza di bramme, logistica — non da una vera espansione della domanda. Il modello CESSI di Commodity Evolution segnala un mercato "Very Tight" a 73,0, con margini produttivi BF ed EAF ai minimi da oltre un anno. Sullo sfondo, i metalli non ferrosi LME confermano un ciclo industriale ancora debole, con rame, stagno e zinco in territorio chiaramente negativo su base mensile.








